Scendere al supermercato, perché abbiamo ospiti a pranzo e a cena e c’è sempre qualcosa che manca.
Nel traffico, nell’agitazione, nel tempo che stringe come ha sempre stretto e sempre stingerà, scoprire che non c’è fine e non c’è inizio. Scoprire che tutto continua.
Rinunciare ai propositi. Rinunciare all’anno nuovo vita nuova, all’illusione che l’era delle cose buone possa iniziare in un istante preciso, per un semplice esercizio della volontà, e non sia piuttosto l’impegno di qualsiasi istante.
Accettare l’ambiguità di tutte le cosmologie, che non sanno risolvere l’aporia tra tempo ed eternità.
Osservare la gente che si accalca alle casse, ciascuno con il proprio cestello, mentre esprime in ogni gesto il desiderio essenziale di continuare, di rimandare la fine. Desiderio di un po’ di vita ancora.
Imparare la gente. Tenerla a mente. Compito necessario e sempre trascurato.
Ho dimenticato qualcosa? No, credo di no.
Pagare, raccogliere gli oggetti nel sacchetto.
Infine, fare ritorno.

